“E tutta la casa si riempì dell’aroma di quel profumo” – SERVIZIO E MISSIONE GIOVANI

Materiale presente
• Preghiera per iniziare un incontro
• Testo del vangelo
• Commento al testo
• Spunti di riflessione per un incontro o per una riflessione personale
• Testi di approfondimento
• Materiale audiovisivo di approfondimento

Preghiera iniziale
All’inizio dell’incontro, è possibile accendere una candela o un lumino profumati. Si potrebbe anche distribuirne uno ad ogni partecipante, diffondendosi reciprocamente la luce per accenderli, similmente a l rito del Lucernario. Intanto si può leggere (o cantare) il testo seguente.
Salmo 133 (132)
Ecco quanto è buono e quanto è soave
che i fratelli vivano insieme!

È come olio profumato sul capo,
che scende sulla barba,
sulla barba di Aronne,
che scende sull’orlo della sua veste.

È come rugiada dell’Ermon,
che scende sui monti di Sion.
Là il Signore dona la benedizione
e la vita per sempre.

(Oppure canto: “Come fratelli”)
Questo Salmo dice quanto sia bello e quanto è soave che i fratelli vivano insieme. È la bellezza e soavità della comunione che unisce i fratelli, che è paragonata al profumo che per sua natura si dona, che tutti avvertono e che a tutti piace. Così l’autentica vita fraterna è qualcosa che si percepisce come un profumo. La parola profumo in ebraico shemen richiama la parola shem che vuol dire “nome”, il Nome, cioè Dio. I nostri fratelli del Madagascar chiamano Dio Andriamanitra, cioè Signore profumato. Questo profumo, cioè la presenza di Dio, la si vede ed è presente dove c’è amore e viene percepita come pienezza, gioia, vita, benedizione.
Il profumo, che per sua natura si dona a tutti e tutto rende bello e gradevole, è segno del Dio-amore. Nel Cantico dei Cantici, la Tradizione della Chiesa vede Gesù nella figura dello Sposo, il cui nome è “profumo effuso” (Ct 1,3).

Vangelo: Gv 12, 1-11
1 Sei giorni prima della Pasqua, Gesù andò a Betània, dove si trovava Lazzaro, che egli aveva risuscitato dai morti. 2E qui fecero per lui una cena: Marta serviva e Lazzaro era uno dei commensali. 3Maria allora prese trecento grammi di profumo di puro nardo, assai prezioso, ne cosparse i piedi di Gesù, poi li asciugò con i suoi capelli, e tutta la casa si riempì dell’aroma di quel profumo. 4Allora Giuda Iscariota, uno dei suoi discepoli, che stava per tradirlo, disse: 5«Perché non si è venduto questo profumo per trecento denari e non si sono dati ai poveri?».6Disse questo non perché gli importasse dei poveri, ma perché era un ladro e, siccome teneva la cassa, prendeva quello che vi mettevano dentro.7Gesù allora disse: «Lasciala fare, perché essa lo conservi per il giorno della mia sepoltura. 8I poveri infatti li avete sempre con voi, ma non sempre avete me».
9Intanto una grande folla di Giudei venne a sapere che egli si trovava là e accorse, non solo per Gesù, ma anche per vedere Lazzaro che egli aveva risuscitato dai morti. 10I capi dei sacerdoti allora decisero di uccidere anche Lazzaro,11perché molti Giudei se ne andavano a causa di lui e credevano in Gesù.

Commento al testo
Gesù lascia il suo ritiro a Efraim e si reca, sei giorni prima della Pasqua, a Betania per cenare in cassa di amici: Lazzaro e le sue due sorelle Marta e Maria. La casa di questi amici a Betania, diventa il luogo delle prove generali dell’ultima cena. È infatti qui la connessione È infatti qui che accadono delle cose che, con il senno di poi, i discepoli comprenderanno essere in strettissima con gli eventi della Passione.
Qui Gesù accoglie il gesto raccontato in questo brano: un segno di gratitudine di Maria, per il segno del miracolo compiuto da Gesù, richiamando il fratello Lazzaro alla vita (cf. Gv 11). È un gesto di un’intimità grandissima, e Maria non lo compie in segreto, ma davanti a tutti. Arriva un momento in cui non bisogna avere paura di manifestare l’amore per ciò che è. E Maria con una creatività tutta femminile trova un modo di fare qualcosa per Gesù. Tutti siamo sempre intenti a pensare a cosa Gesù potrebbe fare per noi, ma il gesto di questa giovane capovolge questa logica utilitaristica di cui tutti siamo malati. Questa donna si chiede cosa può fare per Gesù, e anche se rischia di essere fraintesa, non le importa e compie quel gesto.
Il nardo è una pianta aromatica che veniva coltivata allora particolarmente sull’Himalaya (Cina-Tibet), a 3.000 metri di altezza, e poi esportata attraverso l’Arabia fin dentro i confini dell’Impero romano. La difficoltà del trasporto lo rendeva particolarmente prezioso. L’essenza di puro nardo, dallo strabiliante valore di 300 denari (cioè pari a 300 giornate di lavoro, un anno di lavoro!) contrasta la risibile somma di 30 pezzi d’argento dati dal sinedrio a Giuda per conoscere il luogo in cui Gesù si radunava con i discepoli al Getsemani. Secondo alcuni storici storici, il valore delle due monete coincide: Maria sta dicendo a Gesù che il gesto che sta per compiere, consegnandosi, vale 10 volte tanto il tradimento dell’apostolo.
Allo stesso tempo, Gesù frena Giuda Iscariota, che critica la giovane donna per lo spreco del prezioso olio. Molto spesso quello che potremmo fare noi per Gesù, risulta uno spreco. Eppure Gesù dice che quello spreco è il nome vero dell’amore. Nessuno obbliga Maria a fare ciò che ha fatto, lo ha deciso da sè stessa, e ciò rende quel gesto ancora più prezioso. Così allo stesso modo nessuno obbliga una suora di clausura a passare tutta la sua vita in preghiera, in un luogo apparentemente chiuso, e ciò rende quella vita sprecata un dono, un nome dell’amore. Nessuno obbliga un missionario a lasciare la sua casa e andare ramingo fino ai confini del mondo ad annunciare il vangelo in mezzo a tantissime difficoltà, e ciò rende quella vita sprecata un dono, un nome dell’amore. L’amore è sempre così, ma Giuda non può capirlo.
Importante anche la presenza della folla, presso la casa di Betania: sono quei Giudei che finiranno per credere in Gesù (Cf. Gv 13,11).
Il senso dell’unzione è dunque una risposta d’amore senza misura all’amore incondizionato di Gesù. Il profumo sparso diventa il simbolo del corpo di Gesù donato al mondo e della fede dell’uomo nella relazione con il suo Signore. È un gesto che annuncia già la morte e la risurrezione del Re. Esso avviene durante una cena: è segno della vita nuova della comunità che crede in Gesù, fatta di servizio (sull’esempio di Marta), di profezia (come Maria), di amore gratuito, di amicizia tra fratelli, di missione verso tutti i poveri, la parte più umile e nascosta del Corpo di Cristo, che è la Chiesa ( i padri della Chiesa vedono appunto rappresentati i poveri nel segno dei piedi di Gesù), in evidente contrasto alla logica fredda e calcolatrice del mondo (Giuda).
Don Matteo Papetti

Spunti di riflessione
• In questo brano, si pone una questione di economia = gestione della casa: nella nostra quotidianità, da quale logica ci facciamo guidare? Dal sistema economico “alla Giuda Iscariota”, o dal modello di Maria di Betania? La nostra vita cristiana è per il servizio e la missione oppure dominano ancora gli interessi personali e le ambizioni?

• Il dono che facciamo agli altri è una quantità definita, utile per far tacere la nostra coscienza, ed essere bravi cristiani o essere visti e lodati dagli altri, oppure è vero dono di noi stessi (energie, attenzione, intelligenza, cuore, ecc…)?

• Che odori si diffondono a casa nostra e nella nostra Chiesa? La puzza della morte o il profumo della vita? C’è una puzza che ancora facciamo fatica a fare entrare in casa nostra, che riteniamo non degna di essere amata?

• La scena si svolge in casa di amici, durante una cena tra amici; lavare i piedi è un gesto di intimità coniugale e ancora di più sciogliere i capelli e asciugare i piedi con i capelli. C’è stato un momento o un episodio in cui ho sperimentato lo spreco dell’amore di Gesù o del mio sposo/a o di un fratello/una sorella per me? Ho mai “lavato e asciugato” i piedi a qualcuno?

• Gesù continua a essere presente nei poveri dei nostri giorni… “Quello che fate ai più piccoli, l’avete fatto a me”… I piedi sono la parte del nostro corpo meno nobile, quella più lontana dalla testa e dal cuore, quella più consumata. Siamo liberi di mostrare i nostri piedi o ne proviamo vergogna? Accogliamo con tutto noi stessi i piedi dell’altro?

Testi di approfondimento
1. Sacra Scrittura
Is 61,1-3; Sal 45; Sal 133; Mc 14,3-9; Lc 7,36-50; 2Cor 2,14-16.

2. Preghiera del beato John Henry Newman

Gesù, aiutaci a diffondere il tuo profumo ovunque noi andiamo;
inondaci del tuo spirito e della tua vita;
prendi possesso del nostro essere così pienamente,
che tutta la nostra vita sia soltanto
un’irradiazione della tua;
risplendi in noi e attraverso di noi;
che chiunque ci avvicini senta in noi la tua presenza;
chi viene a noi cerchi Te e veda soltanto Te;
resta con noi, così cominceremo a risplendere come risplendi Tu,
così da essere luce per gli altri;
la luce, Gesù, verrà tutta da Te,
e nulla di essa sarà nostra proprietà;
sarai Tu ad illuminare attraverso di noi;
fa che noi Ti lodiamo nel modo che piace a Te,
effondendo la Tua luce su quanti ci stanno attorno;
che noi predichiamo di te, senza predicare,
ma con il nostro esempio,
con la forza che trascina,
con il suadente influsso del nostro operare,
con l’evidente pienezza dell’amore
di cui il nostro cuore trabocca.
Amen.

3. Poesia di santa madre Teresa di Calcutta

Non permettere mai
che qualcuno venga a te
e vada via senza essere
migliore e più contento.
Sii l’espressione
della bontà di Dio
Bontà sul tuo volto
e nei tuoi occhi,
bontà nel tuo sorriso
e nel tuo saluto.
Ai bambini, ai poveri
a tutti coloro che soffrono
nella carne e nello spirito
offri sempre un sorriso gioioso
Dai a loro
non solo le tue cure
ma anche il tuo cuore.

NB: si può prendere anche la versione musicata, tratta dal musical di M. Paulicelli:

4. Riflessione teologica tratta dagli scritti di H. U. Von Balthasar
Maria nel nardo dà il tutto che possiede, ovvero sé stessa

«Maria allora, presa una libbra di olio profumato di vero nardo, assai prezioso, cosparse i piedi di Gesù e li asciugò con i suoi capelli, e la casa si riempì del profumo dell’unguento». Improvvisamente Maria interrompe questa comune festa tra amici. Essa esce dalla sua contemplazione per porre un’azione che non è comune, di tutti i giorni, ma un’azione del puro servizio, prestato non a uomini, ma a Dio.
Questo servizio non è in linea col servizio di Marta, la quale provvede al corporale. Infatti, Maria provvede ora al compimento di qualcosa che è promesso, Provvede a ciò con la sicurezza dei contemplativi. Essa compie qualcosa che a tutti coloro che non sono contemplativi, appare del tutto sconnesso e discontinuo; e infatti la connessione del suo gesto risulta unicamente all’interno della contemplazione del Signore. Se prima, quando sedeva ai suoi piedi, si trovava in mezzo alla corrente del suo amore, piangendo dall’amore per l’amore, essa si trova ora nel medesimo amore, ma qui questa corrente, che va dal Padre al Padre, si apre un letto nuovo, attende un impulso nuovo, impulso che il Figlio in quanto uomo deve ricevere dall’uomo-Maria all’interno della vita della contemplazione. La contemplazione della croce deve essere messa in azione dalla contemplazione di Maria mediante l’atto dell’unzione che nasce da essa.
Qui viene mostrato un nuovo volto dell’amore. Maria aveva scelto la parte migliore, desiderando vivere unicamente dell’amore dei Signore che liberamente dispone. E adesso, dalla sua prima scelta lei sceglie ancora una volta la parte migliore, dirigendo con decisione l’amore del Figlio, amore che lo ha fatto diventare uomo, sulla strada del suo ritorno al Padre.
Ascoltando le parole di Gesù, è stata introdotta a tal punto nei divini misteri trinitari che adesso riceve come direttamente dal Padre la sua direttiva per l’azione, per agire nel nome del Padre nel Figlio, per presentare in modo nuovo al Padre il Figlio nella sua missione, così come il Figlio le aveva già mostrato il Padre e lo Spirito all’interno della sua scelta d’amore. In lei il lasciare-disporre è progredito a tal punto che adesso, superando il Figlio, lascia che avvenga in se stessa la volontà del Padre, per far nuovamente risplendere da qui il centro del Figlio. E’ un modo nuovo della rivelazione della vita consustanziale, trinitaria, nel mondo. Ciò che una divina persona dispone è proprio quello che l’altra si aspetta, anche se non lo esprime direttamente.
Ora Maria porta il nardo e con esso cosparge i piedi di Gesù. Come prima sedeva ai piedi di Gesù, così ora rivolge il suo gesto ai piedi. Ha bisogno per far questo di profumo vero, prezioso, nel quale viene simboleggiato tutto il prezzo che possiede per Dio l’anima donata a Dio. Il Signore conduce una vita di povertà, eppure le sue esigenze non sono quelle della povertà. A meno che povertà non significhi: tutto! Subito! Vi è una liberalità che appartiene alla povertà cristiana. Il ricco non viene a capo dei dare – se vuole dare -, egli possiede tanto, una cosa fa vedere l’altra che si potrebbe ancora dare. I suoi giorni non so come non bastano per offrire al Signore tutti i suoi beni… Il povero, che non ha nulla o quasi nulla, è ben presto al termine del suo dare. Se vuole dare, deve dare subito tutto. Possiede così poco che non vale la pena suddividerlo. Il poco però che egli ha e dà, possiede per il Signore il profumo del prezioso nardo. Infatti, esso possiede il profumo del tutto. Una sola cosa è necessaria. Maria dà questa sola cosa, il tutto che possiede, se stessa; sotto la figura del nardo vi è anche tutto quello che lei ha, è qualcosa di prezioso, simboleggia tutto il possesso.
(Balthasar Hans U. von, Meditare da cristiani, Queriniana Edizioni, 2019)

Materiale audiovisivo di approfondimento

1. Le unzioni di Gesù narrate nei 4 vangeli: https://digilander.libero.it/credente2/UnzioneGesu.htm

2. Amore di donna – profumo di Nardo per Gesù.
Video-Meditazione in forma di monologo, con immagini in sottofondo:

3. Marko Rupnik, Alla mensa di Betania, mosaico (2002, Refettorio del Centro Aletti, Roma)
Interessante notare che la mensa è di colore rosso, ossia rappresenta il luogo della familiarità, dell’amicizia, degli affetti. Gesù sembra quasi sedersi sulla mensa, poiché è Lui il vero cibo che si dona.
La pietra dove è seduto Gesù sembra costituita da innumerevoli fossili, quasi ad indicare che “la terra è lo sgabello per i piedi di Dio ”(Mt 5,35). Un unico lino unisce nello stesso atto di amore, di tenerezza, di servizio e di contemplazione le due sorelle: Maria più silenziosa, ai piedi; Marta, l’attiva, che serve, e che giunge all’apice della contemplazione: quello di vedere nel maestro il Figlio di Dio, Vita e Risurrezione. E’ lei che per prima lo riconosce esplicitamente. Il pesce è segno di ciò: ichtys, in greco, Iesous Christos Theou Yios Soter, cioè “Gesù Cristo, Figlio di Dio, Salvatore”. Marta è contemplativa, perché osserva la realtà in profondità.
La risurrezione è credere in Cristo, perché chi crede non vedrà la morte in eterno. Marta e Maria qui sembrano come intrecciarsi: non si capisce dove “inizia” l’una e dove “finisce” l’altra. La loro “base” è comune. In ognuno convive un po’ di Marta e un po’ di Maria. Ciò che si compie attorno alla mensa di Betania è un atto di amore, che le due sorelle riescono a sprigionare. Papa Francesco, nel messaggio per la GMG 2017, dice: “Egli sta guardando tutto quello che potremmo fare, tutto l’amore che siamo capaci di sprigionare…” L’amore che Egli riversa con sovrabbondante grazia dentro i nostri cuori, che chiede d’essere sprigionato gratuitamente; così facendo la casa si riempirà di profumo.
(fonte: Seminario Arcivescovile – Milano)